martedì 19 aprile 2016

Programma Spaziale Taurus. Comunicato stampa di Luca Scantamburlo, 10 aprile 2016

Il seguente comunicato stampa è stato da me divulgato in data 10 aprile 2016, presso il mio sito Web www.angelismarriti.it

http://www.angelismarriti.it/comunicati_stampa/progetto-taurus-luna1966.htm

Ho commentato il comunicato stampa in veste di relatore al III Convegno di Ufologia Città di Pomezia, datato domenica 10 aprile 2016, ed organizzato dalla d.ssa Francesca Bittarello in collaborazione con il C.UFO.M

IL PROGRAMMA SPAZIALE TAURUS:
ASTRONAUTI AMERICANI
SULLA LUNA NEL 1966
Comunicato-testimonianza di Luca Scantamburlo

Una missione spaziale militare precedette di tre anni la missione Apollo 11, che fu soltanto una messinscena?

Giornale dell'epoca celebra lo storico allunaggio di Apollo 11,
avvenuto il 20 luglio 1969 (prima pagina del Corriere della Sera, 21 luglio 1969).
Sullo sfondo libri di astronautica, citati in bibliografia, e fra quelli non citati:
Luna, di Michael Light, con un saggio di Andrew Chaikin (Mondadori) e
The History of Manned Space Flight, di David Baker (New Cavendish Books, Londra)
Studio privato di L. Scantamburlo. Foto 2016

Anni fa (2011) divulgai al pubblico un comunicato stampa inerente l'esistenza del cosiddetto Progetto SoleRosso ("Project RedSun"): un classificato progetto militare di colonizzazione di Marte che sarebbe stato portato a compimento da Stati Uniti d'America ed Unione Sovietica nell'ambito di una cooperazione internazionale, negli anni '70 del secolo scorso, in piena Guerra Fredda e lontano da occhi indiscreti. Cooperazione internazionale a livello scientifico già nota a suo tempo, ma che avrebbe avuto dunque un secondo livello (segretissimo) oltre a quello di dominio pubblico che condusse al noto Apollo Soyuz Test Project del luglio 1975 (pochi sanno che tale test nello Spazio era conosciuto come Apollo 18 in alcuni ambienti NASA). Nell'ultimo messaggio di corrispondenza elettronica (e-mail) che ebbi nell'estate 2010 con il mio privilegiato interlocutore europeo, prima fonte delle mie informazioni, oltre a fornirmi informazioni su tale progetto di esplorazione e conquista spaziale del Pianeta rosso (Marte), mi confermò anche i nomi dell'equipaggio della missione lunare Apollo 19 (ricordo che Apollo 19, stando alle testimonianze da me raccolte e analizzate sin dall'anno 2007, fu una missione riprogrammata dopo la sua cancellazione per motivi di budget, e che divenne una segreta missione "Orange", NASA-DoD (una "Missione Arancione", NASA-Dipartimento della Difesa), sotto l'egida americano-sovietica, e che ebbe un drammatico incidente nello Spazio nel febbraio 1976 nel tentativo di raggiungere la Luna per allunare sul lato nascosto). Il mio interlocutore europeo - con il quale da anni ho perso i contatti - mi confermò anche la presunta identità del Comandante di Apollo 19, da me già nota a causa della ammissione dello stesso protagonista.
Tale mia fonte da me denominata "bravoxsierra24", mi espresse anche alcune perplessità sui video diffusi in Rete nel 2007 e 2008 dal discusso individuo chiamato "retiredafb". Video e documenti in relazione alla missione Apollo 20 dell'agosto 1976 (poiché alcuni filmati erano stati, a suo dire, "pesantemente manipolati digitalmente"), ma mi confermò che le due missioni spaziali Apollo 19 e 20 erano avvenute realmente e segretamente nel febbraio ed agosto 1976. Egli mi diede anche ulteriori informazioni sulle già note e precedenti missioni Apollo della NASA, dando ragione ai sospetti già espressi da molti ricercatori e giornalisti di tutto il mondo (ricordo fra i più noti William "Bill" Kaysing attivo nei decenni precedenti - autore di Non siamo mai andati sulla Luna. Una beffa da 30 miliardi di dollari, Cult Media Net edizioni, 1997, traduzione di We Never Went to the Moon, sulla edizione USA 1987, ma pubblicato per la prima volta in USA nel 1976 - e più recentemente con le interviste ed indagini condotte dall'incalzante ed arrembante Bart Sibrel). Il mio interlocutore europeo definì la prima storica missione lunare come "la grande farsa dell'Apollo 11", a suo dire portata a termine con grande maestria da un "gruppo di scienziati, astronauti e strateghi militari" (questo, commentai io già allora, non implica necessariamente che gli Americani non abbiano messo piede sulla Luna in tempi e luoghi diversi da quelli dichiarati). Alcuni cenni da egli fatti alla sua vita lavorativa sembrarono indicare un trascorso di uomo in divisa, con le stellette, al servizio del Ministero della Difesa di uno Stato europeo (che omisi per limitare al massimo i dettagli sulla sua identità).
L'interlocutore della Rete chiamato "moonwalker1966delta" (Youtube, Google) con cui io rimasi in contatto per alcuni anni, dal 12 maggio 2008 fino al 30 luglio 2012 - poi ridenominato "John Moonwalker" nella comunità di YouTube e dichiarato Comandante di Apollo 19, ed ex astronauta dei Programmi Gemini ed Apollo - mi confermò, da me interpellato in proposito, le straordinarie rivelazioni di questa gola profonda europea che mi passò informazioni sul "Progetto SoleRosso". Anzi, molto stupito che io possessedessi tali informazioni molto riservate, egli volle aggiungere alcune cose sul programma spaziale americano. Decido finalmente di rivelarle al pubblico con il presente comunicato, giudicando che i tempi siano oramai maturi per una migliore comprensione delle zone d'ombra della storia della conquista lunare, e della conquista spaziale avvenuta sotto egida militare, avvenuta parallelamente a quella civile e scientifica. Sottolineo anche che John Moonwalker - alcuni mesi dopo le nostre comunicazioni a proposito delle missioni segrete su Marte - caricò in Rete nel 2012 un filmato in 16 mm che documenterebbe la seconda missione RedSun inviata su Marte (risalente al 1973, ed intitolata "ISV Columbus", cfr. canale YouTube di "John Moonwalker").
Decido oggi di uscire allo scoperto con le informazioni di cui sono stato messo al corrente anni addietro anche perché dall'estate 2012 ho perso qualunque contatto con "moonwalker1966delta" / alias "John Moonwalker". Se egli è realmente l'ex astronauta dei Programmi Apollo e Gemini che ha ammesso di essere con me - si avvicina oramai all'ombra del viale dei cipressi per ragioni anagrafiche (essendo più che ottantenne), anche se mi auguro viva ancora anni felici con la sua famiglia ed i suoi amici.
Si tratta di informazioni che potrebbero davvero mettere a posto numerosi tasselli di un mosaico storico estremamente complesso, che vide a suo tempo interessi geopolitici, economici, militari e di prestigio nazionale ed ideologico, sovrapporsi ed intrecciarsi in un groviglio difficile da dipanare. Vittima più o meno consapevole - come sempre accade in questioni di politica estera e di conflitto bellico "freddo" o "caldo" esso sia - fu ed è ancora oggi la verità storica. Il principale motivo per cui ho ritardato la loro divulgazione è dovuto ad una mia estrema prudenza, in quanto non solo vi ho riflettutto a lungo, ma ho anche atteso di meglio comprendere la validità o meno di altre informazioni di cui sono stato destinatario negli ultimi anni, e fornitemi da altri insider, alcuni dei quali ho anche incontrato di persona e che sembrerebbero - ma solo in parte - confermare il tutto. Alcuni di tali personaggi sono stati mossi da buona fede, altri probabilmente sono invece stati spinti da scopi non meglio identiticati, ma in ogni caso con l'obiettivo di depistarmi e screditarmi. In entrambe le possibilità, è evidente che la storia di Apollo 19 e 20, e del Progetto SoleRosso, ha a che fare con questioni di sicurezza militare, di pagine nascoste della storia dell'astronautica e di scoperte scientifiche rivoluzionarie, rimaste ancora inedite.
Con questo mio comunicato non voglio esprimere alcun giudizio morale, né accusare di essere menzogneri astronauti e cosmonauti, autorità civili e militari statunitensi e sovietiche, e dunque di aver mentito all'opinione pubblica mondiale. Come si vedrà dalle informazioni che presenterò nel contesto della testimonianza che mi è stata offerta, il quadro che emerge è complesso, e non necessariamente la probabile farsa dell'allunaggio di Apollo 11 fu soltanto una mera e colossale menzogna propinata ai mass media e ad oltre un miliardo di telespettatori degli anni '60 del secolo scorso. Il buon senso suggerisce che difficilmente i Sovietici avrebbero taciuto la cosa: evidentemente, un fondo di verità sull'allunaggio del modulo lunare Eagle, nel luglio 1969, doveva esserci. Ed infatti c'è ma in maniera davvero inaspettata, come vedremo.
Rilascio le seguenti informazioni anche alla luce della mia testimonianza offerta per il documentario video intitolato Packing for Mars (USA, 2015, Producer/Executive Producer Tonia Madenford, info: www.PackingForMarsMovie.com), diretto dal regista canadese Frank Jacob, in cui ho anticipato per sommi capi, e per la prima volta pubblicamente, quanto sto per divulgare.
Ecco le informazioni che "moonwalker1966delta" mi fornì nel marzo 2011 attraverso i nostri contatti di messaggistica YouTube, e che rivelo in dettaglio qui per la prima volta, usando il condizionale in quanto sono ovviamente necessari altri riscontri, testimonianze e controlli incrociati prima di - eventualmente - avvalorarne il contenuto:

- il "Programma Spaziale Taurus" ("Taurus Space Program") sarebbe il nome originale del programma spaziale lunare sotto egida militare USA che per primo approdò sulla Luna con un equipaggio umano, e che fu approntato parallelamente a quello ufficiale chiamato Apollo; Taurus fu portato avanti sin dall'anno 1962, e fu coronato con successo nel 1966;

- il razzo vettore della missione Taurus che avrebbe portato al primo sbarco lunare umano nell'anno 1966, fu un razzo denominato "Apollo D-2", della General Electric; tale razzo vettore diventò successivamente il celebre Saturno V, ma esso era già stato testato 4 volte prima di essere usato nel programma Apollo della NASA;

- l'allunaggio della missione Taurus del 1966 non avvenne nella cosiddetta "Base Tranquillità" (nel Mare Tranquillitatis, faccia visibile della Luna), ma in un altro sito di allunaggio (ignoro quale sarebbe stato prescelto);

- le ragioni di tale classificato programma spaziale militare, sarebbero da cercarsi nella "Space Race", la corsa allo Spazio delle due superpotenze USA ed Unione Sovietica: gli Americani erano spaventati da un possibile fallimento in diretta televisiva della missione spaziale Apollo, pertanto avrebbero deciso - con la complicità e con il consenso dei vertici istituzionali governativi - di presentare all'opinione pubblica un colossale inganno mediatico, una farsa, forti anche del fatto che vi sarebbe stato un allunaggio segreto statunitense ben prima che partisse la missione di conquista lunare Apollo 11 (datata, come noto, 16-24 luglio 1969);

- le immagini televisive di Neil Armstrong e Buzz Aldrin che toccano il suolo lunare il 20 luglio 1969, dopo lo sbarco del modulo LM chiamato Eagle (Aquila) della missione Apollo 11, non sarebbero state immagini di riprese effettuate e trasmesse in diretta, né ritrarrebbero il primo passo sulla Luna, né la discesa dalla scaletta del LM dei due celebri astronauti, ma sarebbero in realtà immagini di registrazioni video del reale primo sbarco sulla Luna, avvenuto nel 1966 da parte di 2 astronauti militari statunitensi (sulla cui identità non è mi è stato rivelato nulla), membri del suddetto Programma Taurus;

- Aldrin ed Armstrong partirono - assieme a Mike Collins - realmente per andare in orbita con Apollo 11, ma non avrebbero raggiunto la Luna e sarebbero rimasti in orbita fornendo comunicazioni radio e video false dalla loro navicella spaziale, e tutto ciò in accordo con i Russi, che furono informati della cosa, stando alla mia fonte;

- la mia fonte mi scrisse che esistono numerosi video in Rete che smontano le testimonianze video ed audio di Apollo 11: stando a quanto da egli confidatomi, il 95 % delle foto che attesterebbero la missione Apollo 11 sulla Luna, sarebbero state realizzate in uno studio/set fotografico e cinematografico, e l'audio degli astronauti dalla Luna sarebbe stato pre-registrato;

- sempre la mia fonte nordamericana e protagonista di Apollo 19 - "moonwalker1966delta", oggi solo "John Moonwalker" - mi confermò nel luglio 2012 quanto già avevo sospettato a riguardo della identità di "retiredafb", rivelandomi il suo nome e cognome autentici (Rutledge è il corretto cognome, mentre il "first name" differisce da quello divulgato in Rete da "retiredafb"), i quali si riferiscono ad un personaggio dalla ricca biografia militare, un veterano di guerra pluridecorato; ciò che non avevo compreso del tutto fu il ruolo giocato dall'individuo "retiredafb" utente di YouTube con cui mi confrontai per alcuni mesi in un serrato scambio di messagi privati; egli sarebbe stato una sorta di attore/impostore, il quale avrebbe recitato in Rete per alcuni anni la parte di un sedicente ex pilota di test di volo ed astronauta dell'USAF, forse in collegamento dall'Africa proprio come asseriva, e ciò facendo avrebbe così deliberatamente allontanato l'attenzione dal personaggio storico di nome Rutledge, residente invece negli USA, ed autentico Comandante della missione Apollo 20. Infatti il 6 luglio 2012 il Comandante di Apollo 19 mi confermò quanto sospettavo: "retiredafb" è stato una specie di attore che vive in Ruanda, e ciò è stato fatto per evitare fughe di informazioni non necessarie, per manipolare le reali informazioni esistenti e celate da decenni, secondo quanto stabilito nel progettare la fuga di informazioni (ignoro chi abbia concertato questa rivelazione di Apollo 19 e 20), mentre l'autentico Rutledge - Com.te di Apollo 20 - vive tuttora negli Stati Uniti D'America, da pensionato.
Naturalmente quest'ultimo dettaglio e rivelazione spiega anche alcune contraddizioni biografiche, dati fuorvianti, materiale video sospetto e contaminato con vecchie riprese di altre missioni, e gli aspetti linguistici sgrammaticati e non coerenti con un madrelingua angloamericano, tutte caratteristiche di "retiredafb" che dall'aprile 2007 sono state palesi a tutti, screditandolo sin da subito agli occhi della opinione pubblica.
Tornando invece alla presunta prima conquista lunare (programma spaziale "Taurus"), questi sono aspetti di contro-informazione difficili da digerire, che potrebbero essere liquidati come frutti di un complottismo di bassa lega. Ad esempio, rilevo come l'informazione secondo cui i 2 astronauti militari del Programma Taurus non allunarono nel Mare Tranquillitatis ma altrove, è in contraddizione non solo con la storia ufficiale, ma anche con le evidenze fotografiche prodotte nell'anno 2009 dalla sonda statunitense della NASA chiamata Lunar Reconnaissance Orbiter, in breve LRO, ed in orbita attorno alla Luna. Infatti La Lunar Reconnaissance Orbiter Camera fotografò con una risoluzione di 4 piedi per pixel proprio i siti di allunaggio delle missioni Apollo, e fra questi anche quello di Apollo 11 (luglio 2009), foto in cui è chiaramente visibile un oggetto metallico, abbandonato sulla superficie lunare, simile ad uno stadio di discesa del LM, e coerente con l'abbandono dello stesso alla partenza degli astronauti per fare rientro sulla Terra. Potrebbe darsi che - ammesso e non concesso che sia possibile - solo in un secondo momento qualcuno abbia deliberatamente lasciato cadere o schiantare sulla superficie lunare ammassi di metallo simili agli stadi di discesa dei moduli lunari impiegati nelle missioni Apollo fra il 1969 ed il 1972, e lì rimasti dopo il decollo degli stadi ascensionali del LM? Il tutto allo scopo di dare sostanza alla versione ufficiale della storia astronautica?
Nondimeno chiunque voglia esercitare il libero pensiero ed una critica onesta, non potrà esimersi dal riconoscere che una tale ricostruzione storica alternativa a quella ufficiale - per quanto difficile da accettare per ora senza altri riscontri, testimonianze e prove documentali - è in grado di mettere d'accordo sia chi afferma che siamo stati sulla Luna nei termini e nei tempi raccontati dalla NASA, sia chi contesta questa verità storica ufficiale, affermando che le missioni spaziali, ed in particolare la Apollo 11, non siano mai avvenute realmente con uno sbarco lunare. Tutto ciò spiegherebbe anche la strana uscita di scena di Aldrin ed Armstrong, i principali protagonisti dell'allunaggio di Apollo 11, i quali dopo pochi anni si ritirarono a vita quasi privata, concedendo raramente interviste, ed affrontarono sul piano personale numerosi problemi (in particolare Buzz Aldrin, alle prese con depressione ed alcolismo, poi fortunatamente risolti).
Il fatto che esista del materiale fotografico della NASA dubbio, non significa però che gli astronauti USA non siano sbarcati sulla Luna in tempi e luoghi diversi rispetto alla versione ufficiale (come molti ricercatori da anni sospettano). Come già da me sottolineato in passato, ritengo - viste le conferme indirette raccolte - che tale controversa testimonianza del Programma Spaziale Taurus sia degna di essere presentata al pubblico, e sia nel supremo interesse dell'opinione pubblica mondiale conoscerla, anche qualora vi siano soltanto alcuni fondamenti di verità. Per quanto sconcertante, non penso che essa possa mettere a repentaglio delle vite, né la sicurezza nazionale di alcun Stato coinvolto, essendo oramai trascorsi più di quarant'anni dai fatti di allora.
Naturalmente per salvaguardare le mie fonti, mantengo ancora il riserbo sia sul presunto Comandante di Apollo 20 (l'autentico Rutledge, non l'attore "retiredafb", che comunque è venuto in contatto con materiale ed informazioni che sembrano classificate ai massimi livelli), sia sul presunto Comandante di Apollo 19 (il quale ha già comunque fornito al pubblico più attento e preparato nell'ambito della storia dell'astronautica, sufficienti indizi ed elementi per comprendere di chi si tratti); mantengo anche riserbo - sempre per motivi legati alla deontologia ed alla protezione della fonte - sull'individuo europeo da me chiamato "bravoxsierra24".
Le parole del Comandante di Apollo 19 ("moonwalker1966delta") da me lette per il già menzionato documentario video di Frank Jacob (Packing for Mars, USA, 2015), ben esprimono i sentimenti ed i pensieri di un tale complesso quadro storico, soprattutto dei protagonisti di allora:

"There was a time when the persons who deserves the highest honors remained hidden to serve their country while the persons who were just actors got the best and high honors. We cant' blame'em obviously, that was their duty"
"moonwalker1966delta", Apollo 19 CMDR,
Messaggio YouTube a Luca Scantamburlo, 24 gennaio 2009

Questo mi fu anticipato da "moonwalker1966delta" addirittura il 24 gennaio 2009 (e già allora intuii qualcosa di importante, in relazione al primo sbarco sulla Luna), e confermato in dettaglio soltanto nell'anno 2011, nel corso dei nostri contatti di messaggistica di YouTube. Il Comandante di Apollo 19 mi confidò allora che questa potrebbe essere un'altra grande rivelazione per "everyone who deserves to know the truth".
Per quanto riguarda il presunto ruolo della General Electric nella costruzione del razzo vettore che avrebbe portato astronauti militari sulla Luna già nel 1966, in gran segreto, faccio notare che nella letteratura dedicata alla missilistica ed all'astronautica, la General Electric è menzionata più volte: ad esempio fu una delle prime aziende dell'industria aerospaziale coinvolte nei progetti della corsa allo Spazio e nei programmi missilistici della Difesa americana: alla fine degli anni'50 viene citata come la società incaricata della costruzione degli ordigni di propulsione del primo satellite artificiale americano (cfr. pag. 269, Missili e satelliti. prime tappe dell'astronautica, di C. Mennella, Sansoni, Firenze, I edizione novembre 1957, III edizione aggiornata, febbraio 1962). La farsa dell'Apollo 11 - narrata con una rappresentazione mediatica che avrebbe mescolato immagini autentiche (Programma Taurus, 1966) con immagini provenienti da un set cinematografico - si ricollega coerentemente con la "Simulazione Progetto Apollo", l'ASP (l'Apollo Simulation Project, NASA-DIA) di cui parlò Bill Kaysing nel suo libro. A mio avviso, mentre io non ho dubbi che gli equipaggi delle missioni Apollo 12, 14, 15, 16 e 17 raggiunsero la superficie lunare e vi misero piede - sebbene esistano delle mie riserve sui reali obiettivi di tali missioni e su quanto realmente fotografarono e filmarono - credo che la storia di Apollo 11 come una sofisticata messinscena recitata e trasmessa in mondovisione, sia una ipotesi più che plausibile.
Questa verità storica alternativa a quella ufficiale, potrebbe ben spiegare le enigmatiche parole pronunciate pubblicamente nell'anno 1994 dal Neil Armstrong (già astronauta con Gemini 8, prima di Apollo 11), durante una cerimonia commemorativa nel venticinquesimo anniversario dell'allunaggio di Apollo 11:

"[...] There are great ideas undiscovered, breakthroughs available to those who can remove one of the truth's protective layers"
Neil Armstrong
USA, 1994, NBC News, archivi video

A cosa ed a chi si riferiva Neil Armstrong quando parlava di "grandi idee non scoperte", e di clamorose scoperte disponibili a "coloro che sono capaci di rimuovere uno degli strati protettivi della verità"? Nella mia opinione le sue criptiche affermazioni, evidentemente nascevano da un obbligo morale che provava nell'intimo, e da un peso che si portava sulla coscienza da troppo tempo: in quanto uomo fedele ai giuramenti prestati ed alla bandiera sotto la quale aveva servito, era tuttavia consapevole che qualche importante verità storica veniva celata ingiustamente al pubblico, ed egli si sentiva pertanto in dovere di dare qualche indizio senza rompere il suo giuramento di segretezza. Forse proprio perché ne era stato diretto protagonista? I cittadini - specialmente statunitensi ma non solo essi - potranno se lo vorranno, rivolgere delle richieste formali tramite il FOIA americano (formulando una "FOIA request", cfr. Legge "Freedom of Information Act") alle agenzie federali ed agli enti governativi più opportuni, cercando informazioni su questi presunti programmi spaziali classificati del Dipartimento della Difesa USA: "Taurus Space Program" e "Project RedSun", rispettivamente aventi come obiettivo la Luna e Marte. Naturalmente io non garantisco che trovino qualcosa, né che vi sia qualcosa di interessante e che corrobori le sconcertanti rivelazioni da me divulgate; ma se anche un singolo documento cartaceo che confermi i programmi "RedSun" e "Taurus" - seppur censurato, magari al 99 % - dovesse emergere dagli archivi governativi e venisse ufficialmente rilasciato a seguito di formale domanda FOIA, sarebbe già un piccolo traguardo ed una vittoria per stampa libera e per quanti fra il pubblico desiderano conoscere la verità.

Luca Scantamburlo
10 aprile 2016
curatore ed Autore del sito
www.angelismarriti.it
saggista freelance membro delle associazioni: Free Lance International Press (Roma, FLIP);
International Association of Press Photographers (Miami, IAPP), Reporters sans frontières (Parigi)

Fine comunicato stampa - Segue un articolo di approfondimento sul progetto RedSun

il comunicato stampa è riproducibile integralmente a fini di critica e discussione,
purché sia garantita la firma e la nota di Copyright: © Luca Scantamburlo, 2016 - www.angelismarriti.it


Aggiornamento, 11 Aprile 2016
UN BREVE COMMENTO

A proposito delle informazioni che mi diede "John Moonwalker" sul veicolo spaziale "Apollo D-2" ideato dalla General Electric - riferendosi alla presunta prima missione di allunaggio della storia - c'è da dire che dovremmo specificare veicolo spaziale e non razzo vettore, come ho scritto nel mio comunicato stampa-testimonianza. Forse l'insider di YouTube intendeva usare l'espressione "Apollo D-2" in un contesto generico, in un senso più ampio, intendendo l'Apollo D-2 all'interno del razzo, in analogia alla capsula Apollo la quale era posta sulla cima del gigantesco razzo vettore Saturno V, prima del lancio. Comunque ho trovato che ben 12 industrie aerospaziali dell'epoca, furono invitate nel 1961 dalla NASA a proporre un contratto con uno studio tecnico-teorico di fattibilità per costuire un veicolo spaziale capace di andare sulla Luna e tornare sulla Terra.
Nel novembre 1961 la NASA scelse il progetto della North American Aviation, Inc. La General Electric (GE) effettivamente propose alla NASA nel luglio 1961 un progetto denominato proprio "Apollo D-2", la stessa espressione usata dall'insider che ha svelato il Programma Spaziale Taurus. Inoltre, ho trovato un indizio storico molto interessante, in cui la data del 1966 è chiaramente indicata, ed è coerente con la possibile data di allunaggio di cui ci ha parlato "John Moonwalker": infatti la General Electric a quel tempo era "[...] confident of achieving circumlunar flight by the end of 1966 and lunar-orbital flight shortly thereafter" (Si veda in proposito il libro Chariots for Apollo, di Courtney Brooks, James Grimwood, e Loyd Swenson, © Blackmash Online, 2002).
Sicché è possibile che i MIlitari statunitensi valutassero una grande idea il concetto di veicolo spaziale di rientro proposto dalla General Electric, rifiutato dalla NASA, un concetto che presentava più metri cubi di spazio abitativo e di lavoro per gli astronauti, rispetto al volume della capsula Apollo scelta dalla NASA, ed altri vantaggi, e così essi potrebbero aver sviluppato ed usato tale progetto in gran segreto per il loro "Programma Spaziale Taurus".

© Luca Scantamburlo
11 aprile 2016


APPROFONDIMENTI

IL PROGETTO REDSUN PER LA COLONIZZAZIONE DI MARTE
di Luca Scantamburlo

MARTE
Photo Credits: JPL/NASA,
MOC / MGS, 2004 

Riassumo a beneficio del lettore quanto da me già divulgato nell'anno 2011: nel corso del secolo scorso in piena competizione spaziale fra USA ed URSS, i primi uomini a mettere per primi il piede sul pianeta Marte sarebbero stati i due statunitensi Edwin E. Aldrin (oggi Buzz Aldrin) e Neil Armstrong, partiti da Terra in gran segreto nel 1970; proprio i due celebri astronauti annoverati dalla storia ufficiale come i primi uomini a camminare sulla Luna, nel luglio 1969 (Apollo 11). 
Ben 13 missioni spaziali avrebbero avuto luogo negli anni'70 del XX secolo alla scopo di costruire una base permanente su Marte, il Pianeta Rosso. Secondo la testimonianza dell'insider "bravoxsierra24" che prese contatti con me, il nome in codice del Progetto entro cui queste missioni furono sviluppate e portate a termine in ambito militare, fu "Project RedSun" (cioè "Progetto SoleRosso"), creato nel 1960 e concretizzato per la prima volta nell'anno 1970 (con la prima delle tredici missioni). Tale presunto progetto sarebbe nato dal precedente "Progetto Horizon" dell'Esercito Americano (U.S. Army) il quale avrebbe consentito - sempre secondo le sue parole - la costruzione di "una base permanente sulla luna".
Per quanto concerne il razzo vettore utilizzato per la prima missione marziana, a portare in orbita i 3 uomini verso Marte nel 1970 (due scesero sul suolo marziano, Aldrin ed Armstrong) fu un Saturno V modificato. Le successive missioni spaziali avvennero per mezzo di un razzo denominato Saturno VIII, "più simile allo Space Shuttle di gran lunga più pratico", commentò la mia fonte. Per quanto concerne la base di lancio, l'insider mi rivelò che essa fu ubicata in Sudamerica, in "una zona assolutamente isolata e segreta del Brasile". Per quanto riguarda le zone dove sarebbe stato ubicato il Controllo missione, Cocoa Beach in Florida sarebbe stata scelta per le prime 3 missioni, mentre per le seguenti, il Controllo della missione sarebbe stato approntato nella celebre area del Nevada nota come "Area 51".

Fin qui le discutibili voci degli insiders, da me raccolte. Queste informazioni da me divulgate per la prima volta nel 2011 sembrano incredibili, ma vediamo insieme qualche nota della storia ufficiale della razzotecnica e dell'astronautica: si pensi ad esempio al Progetto scientifico NERVA della NASA/AEC (1961-1972), gestito da un Ufficio di Washington, D.C. (lo SNPO), che dimostrò già nei primi anni '60 del XX secolo con test sperimentali condotti a terra - nel deserto nel Nevada - l'efficacia e la validità di un endoreattore nucleare progettato per la propulsione spaziale, ed ecco che il tutto - se non ancora convincente - potrebbe apparire perlomeno possibile. Una astronave a propulsione nucleare avrebbe accorciato di molto un viaggio verso Marte, che sarebbe stato raggiungibile in minor tempo (4/5 mesi) rispetto ad una propulsione con endoreattore a combustione chimica (8/9 mesi). Anche il "Project Rover" del Los Alamos Scientific Laboratory - attivo dal 1955 fino alla sua cancellazione nel 1972 - era ispirato ai medesimi principii. Un endoreattore nucleare scalda con il calore generato da reazioni nucleari a catena controllate, un fluido di lavoro facendolo espandere come gas di scarico, ad alta velocità, ed ottenendo così la spinta propulsiva per l'astronave. Il vantaggio risiede nel fatto che il gas allo stato liquido utilizzato è molto leggero - come l'idrogeno, ad esempio - e dunque con peso molecolare molto più basso rispetto ai propellenti chimici. Ne risulta un impulso specifico (Isp) misurato in secondi, dal 200% al 300% superiore all'impulso specifico di una propulsione basata sulla combustione chimica, dove il combustibile si combina chimicamente con il comburente - che deve essere portato a bordo dell'astronave, come ossidante - per diventare il propellente (si parla di endoreattori termici chimici). La spinta propulsiva ottenibile con un endoreattore nucleare accorcia di parecchio il tempo necessario ad un tragitto interplanetario e si ha anche il vantaggio - a parità di carico utile trasportabile - di molta meno massa di propellente da immagazzinare (non c'è necessità di immagazzinare comburente), e di un volo spaziale non necessariamente legato a finestre di lancio ottimali e ad allineamenti planetari favorevoli. Una riduzione del peso in partenza del razzo vettore con motore nucleare, può arrivare anche al 90%, rispetto ad un razzo con endoreattore termico a propellenti chimici. Le soluzioni disponibili sarebbero ad esempio un più efficente razzo vettore bistadio, chimico e nucleare, oppure un razzo vettore nucleare monostadio.
La tecnologia Rover/NERVA fu inspiegabilmente abbandonata e non messa al servizio della NASA in un programma operativo (ufficialmente per motivi di budget), durante i suoi programmi spaziali successivi. Se i test condotti a terra furono un successo, con minimi problemi di sicurezza del personale coinvolto (solo un incidente a causa di un'esplosione di idrogeno, con 2 feriti), non si capisce che senso abbia avuto investire denaro, tempo e risorse per poi abbandonare il tutto. Negli anni '70 la maggior parte degli investimenti della NASA furono infatti concentrati sul Programma Skylab e Space Shuttle. A meno che qualche altra Agenzia federale non abbia messo a frutto - segretamente - il successo conseguito con la tecnologia Rover/NERVA, od altra analoga a questa.
Merita di essere citato anche il "Project Orion" che coinvolse fra i tanti Stanislaus Ulam (che ebbe l'idea nel 1946, sulla base di pregressi studi di fine Ottocento sull'uso di impulsi esplosivi per dare la spinta ad un razzo), il celebre scienziato britannico Freeman Dyson (naturalizzato statunitense) e l'ingegnere civile ed aeronautico Carlo Riparbelli, italiano di Roma, già ingegnere alla Caproni (ove fu "chief designer"), e ufficiale nella Guerra di Libia. Il Progetto "Orione" era un progetto spaziale segreto il cui studio fu sviluppato inizialmente in USA presso la General Dynamics Corporation, e gestito dapprima dalla ARPA (divenuta in seguito DARPA), poi dalla USAF per sette anni ed infine dalla NASA. Fu declassificato parzialmente decenni fa ed esso prevedeva una astronave propulsa da una serie di esplosioni controllate di ordigni nucleari fatti detonare a distanza di sicurezza dalla astronave stessa, la quale avrebbe raccolto per mezzo di una sorta di piatto metallico circolare rivestito con materiale speciale (esempio grafite) - posto sul retro della astronave - l'energia del plasma ad alta velocità e densità liberato dalle esplosioni atomiche (dunque un veicolo spaziale ad impulso nucleare, capace di convertire l'energia di detonazione nucleare in energia cinetica). Questo fu il primo concetto di Propulsione ad Impulso Nucleare ("External NPP"). Poi ne seguirono altri. Con tale propulsione un viaggio verso Marte con 100 tonnellate di carico utile, avrebbe richiesto solo 125 giorni.
Lo stesso dr. Wernher von Braun - prima di uscire di scena dalla NASA - propose nel 1969 una missione spaziale verso Marte con 12 uomini di equipaggio: due astronavi viaggianti in tandem, propulse ciascuna da 3 motori nucleari NERVA, con partenza nel 1980 ed arrivo su Marte nel 1981. Ma già alla fine degli anni'40, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, von Braun aveva teorizzato il viaggio spaziale verso Marte, dando alle stampe uno studio tecnico e di fattibilità della missione (1949), anche se in tal caso nel suo progetto giovanile non era previsto un motore nucleare, ma motori con endoreattori chimici.

© Luca Scantamburlo
10 aprile 2016
www.angelismarriti.it

Acronimi
AEC: Atomic Energy Commission
ARPA: Advanced Research Projects Agency
NERVA: Nuclear Engine for Rocket Vehicle Application
SNPO: Space Nuclear Propulsion Office

Aggiornamento 16 apr. 2016
Bibliografia e Filmografia

Dyson, George, Project Orion. The Atomic Spaceship. 1957-1965, Penguin Books, UK, 2002.
Fishbine Brian et al., "Nuclear Rockets: To Mars and Beyond", Los Alamos National Laboratory.
Jacob, Frank, regista, Packing for Mars, documentario, Producer/Executive Producer Tonia Madenford, USA, 2015, www.PackingForMarsMovie.com
Kaysing, William "Bill", Non siamo mai andati sulla Luna. Una beffa da 30 miliardi di dollari,
Cult Media Net edizioni, 1997, traduz. di We Never Went to the Moon, USA 1987, I ediz. 1976.
Mennella C., Missili e satelliti. Prime tappe dell'astronautica, Sansoni, Firenze, I ed. novembre 1957,
III ediz. aggiornata, febbraio 1962.
Robotti, Aurelio C., Le vie dello spazio, ERI, Edizioni RAI Radiotelevisione Italiana, Torino, 1962.
Robotti, Aurelio C., Missilistica e Astronautica, UTET, Torino, 1964.
Scantamburlo Luca, Apollo 20. La rivelazione, Lulu Press, Inc, USA, 2010.
Schmidt G.R., Bonometti A., Morton P.J., "Nuclear Pulse Propulsion - Orion and Beyond",
NASA Marshall Space Flight Center Huntsville, Alabama, 36th AIAA/ASME/SAE/ASEE,
Joint Propulsion Conference & Exhibit, Huntsville, AIabama, 16-19 luglio 2000.
Sibrel, Bart, filmaker ed autore del sito Web www.sibrel.com; Sibrel, Bart, YouTube, canale video, documentario "A Funny Thing Happened on the Way to the Moon", ed il documentario "Astronauts Gone Wild"
von Braun, Wernher, dr., Project Mars. A Technical Tale, Apogee Books Science Fiction, Canada, 2006.
Traduzione in inglese del Lt. Cdr. USN Henry J. White.


sabato 21 luglio 2012

IL PRETESO ALLUNAGGIO DI APOLLO 20: CRATERI PATRONIMICI E SATELLITE




Il seguente testo è tratto dalla postfazione del mio saggio Apollo 20. La rivelazione, che ho pubblicato anni fa con la società americana Lulu Press, Inc., la quale consente ai propri Autori di dare alle stampe volumi e testi con il sito Lulu.com. Mi è sembrato ora doveroso condividere con i navigatori della Rete che non sono soliti leggere libri o non ne hanno il tempo, alcune mie riflessioni ed approfondimenti sul controverso caso Apollo 20. Tali mie riflessioni si concentrano soprattutto sull'incredibile conoscenza tecnica, storica e terminologica - anche in riferimento alla mappatura lunare - che hanno dimostrato gli insiders del caso Apollo 20. Soprattutto il primo - alias "retiredafb", dichiarato Comandante di Apollo 20 (missione spaziale sotto l'egida militare USA-URSS ufficialmente mai avvenuta, e che avrebbe avuto luogo nell'agosto 1976), il quale sin da subito ha citato precise espressioni scientifiche che caratterizzano i crateri della Luna. Il cosiddetto Comandante di Apollo 20 - dichiaratosi tale "William Rutledge" -  ha anche dimostrato una padronanza di concetti tecnici specifici e propri della terminologia radio del programma spaziale Apollo. Qui di seguito il lettore troverà la mia riflessione anche sull'aneddoto relativo alla bandiera di Apollo 17, raccontato da "retiredafb" nel 2007 come prova della sua identità e della credibilità della storia stessa. Essendo io l'unico detentore dei diritti d'Autore del libro, do il mio permesso di copiare sui propri supporti informatici il seguente testo, esclusivamente per uso personale e di studio. Ovviamente sono consentiti la libera citazione in articoli e libri di passi del testo per motivi di critica e discussione. Il testo e le figure sono a mia firma (Copyright Luca Scantamburlo).
Buona lettura a tutti.
Luca Scantamburlo, 21 luglio 2012






dal saggio
Apollo 20. La rivelazione
di Luca Scantamburlo
2010, Lulu.com, Lulu Press, Inc., USA


POSTFAZIONE

Parte prima

DALLA SCOPERTA DELLA "CITY" ALL'INDIVIDUAZIONE DEL 
VEICOLO TRIANGOLARE

In questi ultimi tre anni trascorsi dall'inizio della rivelazione della storia narrata da William Rutlege (cominciata nella primavera del 2007), ho spesso riflettuto su alcuni dettagli forniti da questa cosiddettta "gola profonda", conosciuta su YouTube come "retiredafb": fra essi i due crateri minori di Izsak: "Izsak D" ed "Izsak Y", ed alcune parole tecniche - come il termine "Guido" - fornite nell'ambito della discussione del dialogo radio fra l'Apollo 20 ed il Centro di Controllo Missione (vedi la mia intervista, in particolare la risposta alla domanda in particolare la risposta alla domanda numero 10). Cominciamo a prendere in esame le informazioni sui crateri i cui nomi sono contraddistinti da lettere maiuscole: D ed Y, che accompagnano la denominazione di due crateri nei pressi del principale cratere Izsak.
Sul secondo cratere - Izsak Y - non mi sono mai soffermato nei miei precedenti testi per la carta stampata ed il Web. La motivazione è la seguente: tutto il caso è talmente denso di significati più o meno celati, e narrato con tale dovizia di particolari tecnici, che la cosa mi è sembrata inizialmente di secondaria importanza, o comunque non affrontabile senza le adeguate competenze. Lasciai il cratere Izsak Y ai margini della discussione anche per una mia errata valutazione: credevo che fosse stato un refuso del primo insider, un semplice errore di battitura sulla tastiera del computer, quando l'attenzione era tutta spostata sul cratere Izsak D. Col senno di poi, il dettaglio assume tutta'altra valenza.
Solo dopo aver pubblicato questo mio lavoro saggistico sono giunto a risolvere la presenza delle lettere maiuscole romane - la "D" e la "Y" usate da Rutledge. Dimostrare che il loro uso è in accordo con la nomenclatura ufficiale della topografia lunare - una questione decisamente da addetti ai lavori - sarebbe un ulteriore passo in avanti che dimostrerebbe indirettamente che questo dichiarato William Rutledge potrebbe realmente essere un ex astronauta, o comunque un individuo profondamente addentro a questioni astronautiche e militari coperte dalla massima segretezza (in tal caso le missioni Apollo 19 e 20).
Ebbene, dopo una lunga ricerca mi sono imbattuto in due testi scritti da addetti ai lavori della comunità scientifica che confermano ancora una volta quanto profonda sia la conoscenza di William Rutledge in merito alla Luna ed al programma spaziale Apollo. Qualcosa che - insieme al materiale video, all'intervista rilasciata ed ai dettagli di tutto il contesto in cui è inserita la complessa vicenda - non è lontanamente né pensabile né alla portata di un semplice buontempone in vena di scherzi che voglia orchestrare una colossale burla. Ma soprattutto: "cui bono" un tale dispendio di energie, mezzi e tempo per studiare? Cioè a vantaggio di chi?
I due testi dove ho trovato i riferimenti a cui alludo sono a firma di Ewen A. Whitaker - astronomo di origine britannica, già coinvolto in missioni NASA e massimo conoscitore della nomenclatura lunare - e di Eugene F. Kranz, già Assistente del Direttore di volo per il Progetto Mercury, e successivamente Direttore di Volo per il programma Apollo. Rispettivamente si tratta dei volumi Mapping and Naming the Moon, e Failure Is Not an Option.


Lato lontano della Luna: crateri patronimici e satellite
Per anni ho pensato che il cratere "Izsak D" a cui si riferiva Rutledge fosse il cratere a forma di otto immediatamente a sud dell'oggetto fusiforme, principale oggetto di discussione della vicenda (si veda la figura A). Pur usando prudentemente nei miei articoli e nelle mie relazioni pubbliche avverbi di dubbio come "forse" e "probabilmente" che lasciavano aperta la possibilità di un mio errore di interpretazione, ero abbastanza sicuro al riguardo. Ed invece - con mia sorpresa ma anche emozione - ho trovato finalmente il criterio con il quale in passato sono stati battezzati i nomi dei crateri minori del lato lontano della Luna, un criterio che sembrerebbe correggere la mia interpretazione, e rispondere positivamente al contesto delineato dal primo insider del caso Apollo 20, letto nei suoi dettagli più piccoli.
L'uso delle lettere maiuscole romane - indicato da Rutledge - sembra coerente con tale criterio: mi sfuggiva tuttavia il principio seguito da coloro che fissarono la nomenclatura. Tuttavia W. Rutledge - ed anche "moonwalker1966delta" poi, con la diffusione del video APOLLO20 EVA2 ON THE WAY TO THE MOTHERSHIP - ci avevano dato alcuni indizi sia nei commenti ai video, sia nell'intervista: Rutledge aveva parlato di una discesa sul cratere "Izsak Y" durante il sorvolo da parte del modulo lunare "Fenice" (ultima rivoluzione prima della discesa), e del cratere "Izsak D" nei pressi della cosiddetta "City", programmata come "Stazione 1" sulla Terra. Se l'attività extraveicolare numero 2 (l'EVA 2) conduceva all'astronave madre, è evidente che quest'ultima sarà stata il target della "Stazione 2": infatti a conferma di ciò abbiamo le stesse parole di "retiredafb", scritte nella primavera 2007 presso il suo profilo di YouTube (primo aprile 2007), e dunque la zona di allunaggio fu verosimilmente scelta nei pressi del cratere "Izsak D", da dove poi furono trasmesse le riprese della "City" ("Città") e della struttura chiamata "La Cattedrale", attraverso le telecamere del rover lunare.
Ovvio il fatto che la falsità del video della "City" - ampiamente dimostrata - non implica la non esistenza di una "City" in rovina, che potrebbe esistere ugualmente a dispetto della manipolazione del video.






FIG. A
Prima ipotesi: bozza di mappa lunare che considera il maggiore cratere accanto all'oggetto fusiforme, come "Izsak D"; probabile che il cratere a forma di otto, non sia il cratere "Izsak D" a cui Rutledge si riferisce nella sua storia;

disegno di L. Scantamburlo, 2010

A questo punto, è evidente che il cratere più caratteristico accanto all'astronave madre rimane sempre il cratere a forma di otto, ma se questi non fosse "Izsak D" come da me ritenuto in passato - poiché esso sarebbe più vicino alla "Città" (The City) che all'astronave madre - potrebbe tale cratere essere il cratere "Izsak Y"? Prima di prendere in esame il criterio utilizzato dalla comunità scientifica per denominare i crateri satellite (i crateri minori, vicini ad un cratere già catalogato), prendiamo in esame altri particolari e dettagli delle testimonianze.
Rutledge nella mia intervista ci racconta che il programma di esplorazione di Apollo 20 era diverso da quello di Apollo 19, nonostante obbiettivi e luogo di allunaggio fossero gli stessi (si veda la risposta alla domanda numero 12 dell'intervista).
Ed infatti, Rutledge parla di 4 EVA, mentre diversi mesi dopo l'uscita di scena del Comandante dell'Apollo 20, si è fatto avanti un utente di Revver.com - tale "allojz1986" in probabile contatto con "moonwalker1966delta" - il quale ha parlato di 6 EVA per la precedente missione Apollo 19, poi fallita: fra gli obbiettivi, l'astronave madre, la città e la base a Sudovest del cratere Delporte. Dunque la cosiddetta "City" e la "base" sarebbero due distinte strutture, situate su siti lunari diversi, anche se forse non molto distanti.



FIG. B

Seconda ipotesi: bozza di mappa lunare che considera il maggiore cratere accanto all'oggetto fusiforme ("the mothership", cioè l'astronave madre, "Stazione 2" secondo il programma di esplorazione dell'Apollo 20) come il cratere "Izsak Y" , mentre il cratere "Izsak D" - destinazione di allunaggio del lander "Fenice" di Apollo 20 - si troverebbe subito in alto a destra; in tal caso le posizioni dei due crateri e le loro denominazioni sarebbero più coerenti con il principio di nomenclatura di topografia lunare scelto anni addietro, rispetto alla figura A illustrata prima. Si noti che coordinate di latitudine e longitudine sono date qui approssimativamente - sulla base di quanto ricordavo dalla consultazione della mappatura lunare del software NASA World Wind - e si discostano solo per la latitudine dai riferimenti della posizione dell'astronave data nei sottotitoli del presunto dialogo radio dell'equipaggio del LM di Apollo 20: qui essa è disegnata fra il 19° ed il 18° grado di latitudine Sud, mentre nei sottotitoli del video diffuso da Rutledge nell'anno 2007, essa è indicata nelle sue componenti maggiori (base, cockpit e prua) fra il 18° ed il 17° grado latitudine Sud (appendice III). La longitudine è qui invece abbastanza analoga a quella fornita nei sottotitoli (che è data con valore 117.62 Est).
I punti cardinati indicati, si riferiscono ad un sistema di coordinate geocentrico e non selenocentrico.

disegno di L. Scantamburlo, 2010



Come sito di allunaggio del lander lunare "Phoenix" di Apollo 20, la fonte ha parlato di un punto a Sud del cratere "Izsak D". Ripeto che stando alle informazioni da me raccolte e confrontate, l'allunaggio per entrambe le missioni sarebbe stato il medesimo: nei pressi del cratere "Izsak D", che Rutledge indicava nel suo profilo di YouTube come la destinazione della missione Apollo 20: "southwest of Delporte crater", cioè a sudovest del cratere Delporte, tuttavia senza aggiungere ulteriori informazioni (come la distanza da Delporte, le coordinate lunari, il diametro del cratere ecc.)
Se osserviamo una qualunque mappa lunare del lato lontano della Luna, il primo cratere di una certa evidenza a sudovest del cratere Delporte è a mio avviso quello evidenziato in figura B, a forma di otto (bozzetto di mappa lunare, seconda ipotesi).
Potrebbe essere questo il cratere "Izsak D"? La sua posizione non sembra molto coerente con il criterio usato per le cosiddette caratteristiche satellite (satellite features) dei crateri lunari.
Per capire cosa sono questi crateri "satelliti" minori, situati nei pressi di crateri lunari noti e riconosciuti ufficialmente con nome, si può consultare l'ottimo volume Mapping and Naming the Moon. A History of Lunar Cartography and Nomenclature, a firma del già citato Whitaker e per i tipi della Cambridge University Press (1999). Di tale testo, che io sappia, non esiste ancora una traduzione in lingua italiana. Leggendo il capitolo 7 veniamo ad apprendere che l'uso delle lettere romane maiuscole accanto al nome di un cratere già denominato, fu introdotto dall'astronomo Johann Heinrich Mädler (1794-1874), che in tal modo trovò un sistema per designare le caratteristiche sussidiarie, cioè di contorno, dei crateri già catalogati: in parole povere, i crateri più piccoli negli immediati paraggi dei crateri con nome, trovavano così una catalogazione sistematica.
Per quanto concerne i crateri del lato lontano della Luna, dobbiamo fare riferimento al capitolo 11 - intitolato Planets and Satellites Set the Rules - in cui si ricorda la storia della nomenclatura delle caratteristiche dei corpi celesti: si va dall'istituzione all'interno della comunità astronomica del WGPSN - il Working Group for Planetary System Nomenclature nato per coordinare i diversi gruppi di ricerca - all'anno 1995, in cui fu pubblicato la Gazetteer of Planetary Nomenclature, una sorta di dizionario geografico della nomenclatura planetaria, che contiene tutti i nomi riconosciuti dal Congresso Generale dell'Unione Astronomica Internazionale (anno 1994).
Il paragrafo Letters for Farside Craters? del saggio di Whitaker si occupa del problema dei crateri del lato lontano della Luna, e della loro denominazione: alcuni di essi sono unici e degni di investigazione, spiega l'Autore, e dunque vanno nominati. Ma il WGPSN ritenne a suo tempo che non si doveva riconoscere ufficialmente tutte le formazioni lunari con lettera, in quanto ciò avrebbe sovraccaricato un compito - quello della denominazione - già scoraggiante. Infatti - aggiungo io - se si consulta oggi il Gazetteer of Planetary Nomenclature disponibile presso il sito curato dallo USGS (il Servizio Geologico nazionale degli Stati Uniti) e dall'IAU (Unione Astronomica Internazionale), sotto il nome Izsak si trovano per la Luna solo due formazioni ufficializzate:


"Izsak", diametro di 30 km, latitudine -23.3°, longitudine 117.1°, denominazione approvata nel 1970
e
"Izsak T", diametro di 14 km, latitudine -23.2°, longitudine 114.8°, denonimazione approvata nell'anno 2006
(Fonte dati: http://planetarynames.wr.usgs.gov/SearchResults)


Il primo - ovviamente - è un cratere riconosciuto e catalogato decenni addietro, mentre il secondo è il classico esempio di un cratere cosiddetto "lettered crater" o "satellite feature", caratteristica satellite di un cratere maggiore, chiamato anche cratere patronimico. Il criterio di assegnazione delle lettere romane è ben illustrato da Whitaker stesso, sia nel suo libro qui citato, sia in una pubblicazione dell'agenzia spaziale americana: NASA Catalogue of Lunar Nomenclature, risalente all'ottobre 1982 ed a firma di Leif A. Andersson, in collaborazione proprio con lo stesso Ewen A. Whitaker (NASA Reference Publication 1097). In poche parole ogni cratere patronimico è considerato al centro di un orologio suddiviso in 24 ore, in cui i numeri sono stati sostituiti da lettere dell'alfabeto romano, scritte in maiuscolo (ad eccezione delle lettere I ed O, omesse in questo criterio). In tale orologio la lettera Zeta corrisponde alla posizione delle ore 24, ad indicare la posizione Nord. La lettera M indica invece il Sud. Di conseguenza, ciascuna lettera rappresenta un prefissato azimuth (un angolo) dal cratere patronimico, ed i crateri secondari scelti sono etichettati con lettera romana secondo i loro più vicini azimuth. In alcuni casi - spiega Whitaker - quando due o più crateri si trovano lungo medesimi azimuth, alcuni compromessi sono necessari. Spiegato ciò, si può allora comprendere che - chiunque sia William Rutledge - egli ha se non altro indicato dei crateri satellite (Izsak D ed Izsak Y) che si trovano proprio nei paraggi dell'enorme oggetto sigariforme individuato nelle foto scattate da Apollo 15 ed Apollo 17. Ho realizzato una piccola mappa lunare che individua le principali caratteristiche topografiche lunari discusse sinora, dando come riferimento latitudine e longitudine del nostro satellite naturale: si veda in proposito la figura C.



FIG. C

La figura C da me realizzata mostra - nella parte inferiore della figura - qual è il criterio d'assegnazione seguito per la denominazione dei crateri minori, i cosiddetti crateri satellite (come "Izsak T", ufficialmente riconosciuto dalla comunità scientifica, e dunque anche altri possibili crateri satellite non riconosciuti, come "Izsak D" ed "Izsak Y", nominati da William Rutledge sin dall'anno 2007.
Tutte queste riflessioni ci portano alla mia terza ipotesi di lavoro che è illustrata da un'altra bozza di mappa lunare, rappresentata dalla figura D.








FIG. D




Ulteriori conferme dell'incredibile conoscenza tecnica e storica di William Rutledge (Apollo 20 CDR, alias "retiredafb")


Ora veniamo al libro di Gene Kranz, il quale conferma l'esistenza di un misconosciuto termine tecnico usato da Rutledge - dichiarato Comandande dell'Apollo 20 - nel corso dell'intervista che mi concesse alla fine di maggio 2007. Mentre la poco nota espressione "EEcom" - uno dei numerosi termini tecnici da egli usato (si rilegga la risposta alla mia domanda numero 10 dell'intervista, capitolo I) - si trova ad esempio nel Glossario dei termini del Programma Apollo redatto da G. Kennedy (si consulti l'Apollo Lunar Surface Journal ospitato presso il sito Web della NASA http://history.nasa.gov), così non si può dire per la parola "Guido". A cosa essa si riferisce?
Ora, cercando in Rete solo recentemente (e non negli anni 2007 e 2008) sono stato in grado di trovare nei motori di ricerca di alcuni siti Web della NASA la spiegazione: il termine significa genericamente "Guidance Officer", cioè Ufficiale di Guida. Il termine si trova ad esempio presso il sito Web del Kennedy Space Center (lista degli acronimi, "NASA/KSC ACRONYM LIST", aggiornato nel febbraio 2009).
Ma il libro di memorie dell'ex Direttore di Volo della NASA - Eugene F. Kranz, per l'appunto - in proposito è molto più preciso ed illuminante: nel glossario del suo volume ("Glossary of Terms"), a pagina 395 dell'edizione in paperback del giugno 2009 (Simon & Schuster, New York, Stati Uniti) lo annovera e lo definisce come uno specialista del Centro di Controllo Missione, che si occupava della navigazione e del software, sin dalle missioni spaziali Gemini ("MCC specialist in navigation and computer software"). Tale specialista è citato anche nel libro Moon Men Return di Scott W. Carmichael - per anni dipendente della Defence Intelligence Agency ed al servizio del Dipartimento della Difesa - il quale narra del recupero degli astronauti dell'Apollo 11 da parte della portaerei USS Hornet (Capitolo 11, Return to Earth, pag. 123). Dunque William Rutledge ha usato il termine "Guido" in un contesto sostanzialmente corretto ed appropriato.
L'approfondita conoscenza dimostrata da Rutledge di concetti di volo spaziale, della relativa terminologia, e dei nomi degli operatori coinvolti nei dialoghi radio fra la navicella ed il Controllo a terra, difficilmente può essere liquidata come il risultato di un semplice studio da autodidatta, soprattutto considerando la mole di indizi e dettagli storici emersi nel contesto delle tre più importanti testimonianze, raccolte da me od emerse spontaneamente in Rete: quella dei due Comandanti delle missioni Apollo 19 e 20, e quella indiretta dell'anonimo del forum di AboveTopSecret (ATS).
Come se non bastasse William Rutledge - per indicare il lander lunare - ha quasi sempre usato nei suoi scritti l'espressione "lm", che sta per "Lunar Module", e non il ben noto acronimo LEM ("Lunar Excursion Module"), il quale fu cambiato dalla NASA durante il programma Apollo, e sostituito con "LM", anche se la pronuncia rimase la stessa. Questo è un fatto storico che io personalmente ignoravo, e dunque ancora una volta William Rutledge ha dimostrato di citare le corrette espressioni, ben contestualizzate. L'unica volta che ricordi un uso diverso (cioè LEM invece di LM, ma non nei nostri messaggi o su YouTube) è nei suoi presunti messaggi ospitati da Cyberspaceorbit del defunto Kent M. Steadman, morto nell'anno 2008 (si veda il Capitolo XIII).
Come non rilevare poi la sua conoscenza della presenza di serbatoi di elio all'interno della navicella spaziale Apollo, elio non certo usato come propellente, essendo in condizioni standard un gas nobile, inerte. Nel corso dell'intervista Rutledge ne parla in riferimento al cambiamento di valore della pressione su missioni spaziali di lunga durata (come dovevano essere l'Apollo 19 e 20), collegata ad un dispositivo di sicurezza.
Inoltre, sempre a proposito del già citato termine "EECOM", è sempre William Rutledge (cioè "retiredafb") a riportarlo secondo la dicitura ricordata da Kranz, che si discosta dal Glossario Apollo del Kennedy, ove è elencato come "ECOM Electronics Communication", mentre l'ex Direttore di Volo NASA lo riporta come "EECOM", con due lettere "E".
"EECOM" - il libro di Kranz spiega - era l'ingegnere Gemini o del CSM del programma Apollo in servizio presso il Centro di Controllo Missione e responsabile dei sistemi elettrici, ambientali, strutturali, criogenici, di comunicazione, delle celle a combustibile, ecc.
Visto il curriculum e l'esperienza decennale di Eugene F. Kranz in qualità di ex Direttore di Volo NASA ("former Flight Director, NASA"), credo proprio che il suo breve glossario dei termini in appendice al suo volume storico, sia più affidabile del glossario ospitato presso il sito Web NASA. Dunque, William Rutledge - nel resoconto della sua affascinante avventura - ha rispettato la terminologia tecnica in perfetto accordo con le memorie di un addetto ai lavori che ha fatto la storia della conquista spaziale. Difficile allora sostenere che W. Rutledge si sia inventato una colossale burla attingendo soltanto a fonti del Web.


L'aneddoto a proposito della bandiera americana dell'Apollo 17
Veniamo ora all'aneddoto da lui raccontato in merito alla bandiera americana piantata sulla Luna nel dicembre 1972 da Cernan e Schmitt dell'Apollo 17: W. Rutledge - da me interpellato e provocato per dare prova della sua identità di ex astronauta per l'USAF coinvolto in operazioni coperte sulla Luna - mi rispose ai primi di luglio del 2007 raccontando dettagli poco noti. Fra le cose che scrisse, sostenne che tale bandiera in realtà è la bandiera di riserva dell'Apollo 11, usata precedentemente da Aldrin ed Armstrong a terra, al KSC, durante il loro addestramento all'attività extraveicolare (si veda il Capitolo V). Un dettaglio storico apparentemente omesso, o poco noto alla storiografia ufficiale. Nonostante ricevetti nel 2007 per posta elettronica un'indiretta conferma da parte di un mio gentile lettore (residente nel Nordest, il quale però non fu in grado di ricordare la fonte documentale di tale sconosciuto aneddoto), fino all'anno 2010 non fui capace di trovare alcun riscontro a ciò.
Finché un giorno non mi imbattei nell'ottimo sito Web di un addetto ai lavori: l'astronomo e divulgatore britannico di nome David Darling (nato nel 1953, a Derbyshire). Egli - alla voce "Apollo 17" di "Manned Spaceflight" della sua The Internet Encyclopedia of Science - racconta che la bandiera piantata sulla Luna da Eugene Cernan e dal geologo Schmitt, <<had hung in Mission Control since Apollo 11>>, cioè era appesa al Controllo Missione sin dai tempi dell'Apollo 11.
fonte: http//www.daviddarling.info/encyclopedia/A/Apollo_17.html
Tale riferimento - pur non confermando tutti i dettagli forniti da Rutledge sulla sua origine - si avvicina abbastanza alle sue parole. L'enciclopedia di Darling è più che attendibile, in quanto egli è un affermato saggista scientifico ed il suo testo enciclopedico on-line ha come bibliografia una vasta letteratura scientifica e storica, comprendente testi di astronomia e di volo spaziale.


Fonte: Apollo 20. La rivelazione, di Luca Scantamburlo, Lulu.com, Lulu Press, Inc., USA, 2010. Tutti i diritti riservati. Riproduzione su consenso di Luca Scantamburlo (C), 2010.